I Percorsi

Scegli il percorso più adatto a te:

LUNGO
70Km, 1300m dislivello, 9Km strade bianche

MEDIO
68Km, 1050m dislivello, 9Km strade bianche

CORTO
55Km, 200m dislivello, 3Km strade bianche

I Luoghi del Percorso

Fu edificata a partire dal 1341 da Niccolò Acciaiuoli, Gran Siniscalco del Regno di Napoli e membro di una delle più illustri casate fiorentine su modello della Grande Chartreuse, la prima casa dell’ordine dei certosini costruita sul Massiccio della Chartreuse, vicino a Grenoble, e come tutte le certose anche questa è ubicata distante dalla città, in un luogo in origine solitario e silenzioso.
Dopo le soppressioni degli ordini religiosi nel 1810 la Certosa venne spogliata di circa 500 opere d’arte, solo in parte restituite dopo la restituzione ai Certosini e il ritorno dei Lorena (1818). Molti degli arredi vennero irrimediabilmente dispersi. La tavola dell’altare maggiore, commissionata dallo stesso Niccolò Acciaiuoli a Gherardo Starnina (Madonna e Santi), è ora divisa fra musei stranieri e collezioni.
La Certosa è composta da vari edifici: chiesa di San Lorenzo, sala capitolare, sagrestia, refettorio, chiostri, officine ed abitazioni per i monaci ed i conversi. I monaci di clausura disponevano di una cella piuttosto grande, poiché vi dovevano trascorrere la quasi totalità della loro esistenza, in meditazione.
Lo spazio era fondamentale per i monaci, vista la loro condizione di isolamento: gli unici momenti di aggregazione, eccettuati i pranzi domenicali/festivi, erano le funzioni in chiesa e l’ora settimanale di conversazione e ricreazione, che si svolgeva nel cosiddetto “parlatorio”, opera mirabile per i sedili in legno e le vetrate policrome del 1500-1600 (le prime due più semplici, le altre molto elaborate).
La fondazione della chiesa di San Lorenzo, a navata unica, risale al Trecento: fu iniziata nel 1341 e consacrata nel 1394.
Straordinari sono gli stalli in noce intagliati, opera del 1570-1590 di Angelo Feltrini, con l’aiuto dei figli di Giuliano di Baccio d’Agnolo e Domenico Atticciati. Si distinguono per la ricchezza della decorazione e la fantasia delle figure intagliate. Il coro trecentesco invece si trova nell’altra chiesa della Certosa, Santa Maria Nuova.
Di legno intagliato sono anche le statue dei santi poste in cima all’abside dell’altare: ad un primo sguardo, esse inganneranno l’osservatore, poiché furono dipinte di bianco, a simulazione del marmo, per evitarne il saccheggio durante le campagne napoleoniche.
Il pavimento a marmi policromi, costruito nel coro nel 1573 e nel presbiterio tra il 1591 e il 1594, fu ispirato ad altre opere fiorentine che a loro volta si rifanno alla tradizione della decorazione dei più sontuosi edifici antichi di Roma.
Nella sagrestia della chiesa si trovano gli affreschi più antichi di tutto il complesso: un Cristo benedicente, due santi con cartiglio, un angelo con la spada e un’Annunciazione su due pannelli.
I Certosini, monaci di rigida clausura, vennero sostituiti nel 1958 dai benedettini cistercensi, che hanno reso accessibile il vasto complesso anche al pubblico. Dal 2017 i cistercensi sono stati sostituiti dalla Comunità di San Leolino.

L’abbazia di San Michele Arcangelo è un monastero vallombrosano del X sec. in località Passignano di Tavarnelle. Più volte distrutto e ricostruito, oggi appare più come un castello che come una comunità monastica.
Il complesso è racchiuso da mura quattrocentesche con torri d’angolo con evidenti integrazioni neogotiche del XIX secolo quando e si apre su una corte che si raggiunge attraversando un viale di cipressi.
Attualmente il monastero è occupato da una piccola comunità di monaci vallombrosani e può essere visitato su richiesta la domenica pomeriggio, quando uno dei monaci è disponibile come guida. Dalla porta principale si entra in una piccola piazza caratterizzata da due torri. L’entrata in pietra è databile al XV secolo. Il refettorio, la cucina e le stanze capitolari sono aperte sul chiostro e possono essere visitate. Tra le strutture della Badia c’è la chiesa di San Michele Arcangelo la cui origine è da datarsi al XII secolo. La chiesa possiede un’unica navata a forma di croce latina. Fu ricostruita nella seconda metà del XVI secolo e internamente affrescata da Domenico Cresti, detto il Passignano e da Alessandro Allori. All’interno dell’abbazia si trovano numerose opere d’arte, come un reliquiario della scuola del Cellini ed una statua di San Giovanni Gualberto di Giovanni Battista Caccini.

All’interno dell’abbazia si trovano un’antica biblioteca con pergamene e libri antichi. Nel refettorio del monastero si trova l’affresco dell’Ultima Cena opera del XV secolo di Domenico e Davide Ghirlandaio.
Fuori dalle mura della Badia è il piccolo borgo di Passignano con una casa-torre del XII secolo e la chiesa di San Biagio.

Montefioralle è il castello di Greve in Chianti ed era conosciuto come Monteficalle per poi divenire Montefioralle nel XVIII secolo.
Il castello viene citato diverse altre volte all’inizio del XII secolo come una curtis in cui venivano rogati atti ufficiali, atti conservati nell’archivio della Badia a Passignano. Tra questi documenti quello datato 4 marzo 1122 è di particolare interesse; in quel documento viene certificata la vendita di un bene tra un tale Benne di Gerardo e Gisla di Guinildo insieme alla madre Ermengarda del fu Rolando, i personaggi di questa vicenda portano tutti un nome di origine germanica tanto che si è ipotizzato che fossero esponenti di una famiglia nobile di stirpe longobarda.
In epoca successiva il castello e borgo di Monteficalle fu di proprietà dei Ricasoli, dei Benci di Figline e dei Gherardini di Montagliari.
Il borgo si trovava lungo una strada chiamata via del Guardingo di Passignano, questa strada metteva in comunicazione le tre principali valli della parte meridionale del contado fiorentino, la Val d’Elsa, la Val di Pesa e la Val di Greve con il Valdarno Superiore.
Sviluppandosi intorno all’antico castello il borgo ha preso una pianta di forma ellittica, composto da una strada radiale dalla quale si dipanano dei vicoletti facenti tutti capo al cassero feudale. Dell’antico cassero oggi è rimasta una poderosa struttura a pianta rettangolare che presenta un rivestimento in filaretto di pietra alberese. Il complesso, oggi scapezzato e ridotto ad uso abitativo, dovrebbe risalire tra la Fine del XII e l’inizio del XIII secolo.
Tutto intorno all’abitato sorgono le mura di cinta che ripetono la forma del borgo. Le parti di mura ancora oggi conservate presentano i resti di alcune torri, oggi convertite in abitazioni, e le tre porte di accesso, tutte aperte direttamente nelle mura. Le mura realizzate interamente a sasso scapezzato sono da datarsi tra la fine del XIII secolo e l’inizio del XIV.
Il tessuto urbano si presenta con uno stile molto unitario, caratterizzato da edifici con strutture medievali. Tra questi edifici si segnalano una casa ritenuta essere stata di proprietà della famiglia Vespucci e un’altra che presenta un bel portale a sesto acuto con sopra uno stemma del Bigallo. L’edificio sacro del borgo è la chiesa di Santo Stefano.

Il Castello di Verrazzano, posto su uno sperone collinare a 20 chilometri da Firenze, domina dall’alto un magnifico panorama sulla Val di Greve. Il Castello ebbe sicuramente origine da un insediamento romano se non etrusco, e quindi longobardo. La torre centrale di costruzione tardo romanica, con l’altra torre poco distante, costituiva un importante centro di vedetta sulla Val di Greve, a controllo dei traffici tra Firenze e Siena. Sin dal secolo XII, in una membrana manoscritta della Badia di Passignano, datata 12 Marzo 1150, si fa già menzione delle magnifiche vigne e oliveti intorno al Castello.
Fra le cronache degli scontri tra Guelfi e Ghibellini leggiamo che nel 1260 i Ghibellini vittoriosi a Montaperti compirono numerose rappresaglie nel Castello di Chiaro da Verrazzano, vendicandosi della fede della famiglia al partito Guelfo.
Attualmente le forme del Castello sono riconducibili al ‘600, quando fu ricostruito a forma di Villa gentilizia l’attuale complesso intorno alla torre centrale merlata e a pietra a faccia-vista.
Il giardino è sormontato da una Cappella e arricchito con due importanti fontane, che ricordano la particolarità di questo angolo del Chianti, ricco di acqua.
Il Castello di Verrazzano è famoso per aver dato i natali al navigatore Giovanni, discopritore della baia di New York, e negli anni 20’ è stato proprietà del marchese Ridolfi fondatore dell’A.C. Fiorentina, la squadra di calcio della città Firenze.

Impruneta è celebre soprattutto per l’industria della terracotta (il cosiddetto cotto di Impruneta), per la tradizionale e per la Festa dell’Uva, che si svolge ogni ultima domenica di settembre.
Le sue tradizioni risalgono all’epoca etrusca, successivamente la posizione geografica, le potenzialità del suolo e la relativa vicinanza da Firenze favorirono la nascita di un agglomerato romano.
Il santuario mariano che vi si trova è sicuramente uno dei fattori che hanno reso noto il comune. Notevole anche la piazza Buondelmonti che con i suoi loggiati della fine del Cinquecento ospita le principali feste cittadine.
Tracce di insediamenti etruschi e testimonianze archeologiche rinvenute all’Impruneta rimandano infatti ad un’origine remota del paese, così come è certa la presenza romana testimoniata dai toponimi indicanti le località di Quintole, Valiano, Fabbiolle.
Dotata di uno statuto nel 1415, era governata dal Podestà e da un consiglio formato da undici membri; la Lega, divenuta successivamente Potesteria del Galluzzo, fu divisa nel 1536 con un’ordinanza di Alessandro de’ Medici in quattro quartieri: Legnaia, Santa Margherita a Montici, Giogoli e Santa Maria all’Impruneta.
La successiva trasformazione della Potesteria in Comune, che portò alla separazione sia da Legnaia che da Casellina e Torri, definì 21 popoli nella nuova comunità del Galluzzo.
Dal gennaio 1929 Impruneta è comune autonomo.
Impruneta ha mantenuto nel tempo un forte legame con Firenze: dapprima residenza di campagna di nobili casate come Gherardini, Ricci, Rossi, Antinori, Corsini, poi luogo di villeggiatura per molte famiglie cittadine, oggi il paese e la sua campagna sono preferiti come residenza permanente grazie alla particolare posizione geografica, la facilità delle vie di comunicazione e le ottimali condizioni climatiche.
Gli embrici della cupola di Santa Maria del Fiore del Brunelleschi, i materiali da costruzione delle ville medicee e di tanti palazzi signorili, le sculture dei Della Robbia rappresentano gli aspetti concreti del collegamento culturale tra Impruneta e la città di Firenze.